Il romanzo classico e la sua influenza sul romanzo moderno

Come tutti gli altri generi letterari, anche quello che noi chiamiamo con espressione moderna “romanzo antico” nacque in Grecia, in risposta a quel gioioso desiderio del narrare che fu sempre caratteristico dei Greci fin dai primi tempi. Si pensi al poema dell’Odissea, che alcuni hanno definito una forma aurorale di romanzo, come rappresentazione di un mondo più evoluto e moderno di quello iliadico, oppure ai racconti romanzeschi o novellistici inseriti nelle Storie di Erodoto, indice anch’essi di una lunga tradizione narrativa.

Ancora un romanzo, nel senso sostanziale del termine, è la Ciropedia di Senofonte, il cui spirito romanzesco è tuttavia diverso dai temi e dalle forme del romanzo ellenistico. Caratteristica di tale genere letterario è la presenza di elementi convenzionali: le peripezie di una coppia di giovani innamorati, che restano a lungo separati per il volere della tyche, ma che poi si ricongiungono e possono godere del loro amore. Le stesse avventure sono riconducibili ad un unico schema: viaggi per terra e per mare funestati da briganti e pirati, duelli affrontati dall’eroe, insidie tese all’eroina, che difende con ogni mezzo la propria virtù.

 

Anche la lingua e lo stile, che sono quelli del sermo cotidianus, rivelano caratteri piuttosto convenzionali ed un certo colorismo, proprio della narrazione di vicende fantastiche. Un genere di largo consumo, come quello romanzesco, presuppone un pubblico di lettori di media cultura, che si potrebbe definire borghese, fondata su valori come la famiglia, il patrimonio, le convenzioni sociali; esso inoltre segna il definitivo trionfo della cultura di tradizione scritta (perciò l’Egitto, patria del papiro, fu la regione di maggiore diffusione del romanzo) su quella di tradizione orale, che aveva avuto la sua massima espressione nell’epopea, ma anche in altri generi come la storiografia (si pensi alle letture pubbliche di Erodoto) e il teatro antico.

 

Per quanto riguarda il problema delle origini del romanzo, resta ancora fondamentale l’indagine del Rohde, che dall’analisi della poesia erotica alessandrina e da quella dei racconti d’avventura, riuscì ad individuare le due componenti fisse del romanzo, la cui fusione sarebbe avvenuta nel secondo secolo dell’età imperiale nell’ambito della Nuova Sofistica. Altri studiosi fanno risalire invece le origini del romanzo ad epoca anteriore e ad altri generi letterari di tipo popolare, come la novella, il mimo, la diatriba cinica, la satira menippea, tutte forme d’arte incentrate sul presente e sul reale.

 

La letteratura latina non presenta una larga fioritura del genere romanzesco e le sole due opere che di solito si fanno appartenere al romanzo, il Satyricon di Petronio e le Metamorfosi di Apuleio, presentano caratteri e significati del tutto diversi dai modelli greci.

 

Il Satyricon è visto dalla maggior parte degli studiosi come una vera e propria parodia del romanzo greco, in quanto al di là dell’apparente affinità degli elementi tradizionali, quello erotico e quello avventuroso, esso racconta le vicende di un triangolo, per di più tutto maschile (Encolpio, Gitone e Ascilto), che si susseguono al di fuori di ogni moralità e rispetto di regole e convenienze. Per questo alcuni hanno voluto vedere nell’opera di Petronio il primo esempio europeo di romanzo erotico realistico; ma la tendenza al realismo del Satyricon, come osserva il Sullivan, sembra doversi riportare piuttosto ai fini particolari dell’autore, che fa libero uso di modelli letterari tradizionali.

 

Anche le Metamorfosi di Apuleio, pur riportandosi alle vicende dell’opera pseudolucianea “Lucio o l’asino”, si distaccano dal romanzo greco, perché alle peripezie dei libri precedenti fanno seguito nell’ultimo eventi di carattere mistico‑allegorico, che modificano sostanzialmente la situazione; tale mutamento, che fa del protagonista non un eroe, ma un “peccatore redento”, non coinvolge tuttavia l’umanità, poiché l’uomo che da tale mutamento scaturisce, anche qui come nel romanzo greco, è un uomo privato e isolato, pur se ormai sottratto al potere di una fortuna cieca e affidato alla provvidenza della dea Iside. Qui è la chiave di lettura del romanzo di Apuleio e la sua diversità, potrem­mo dire la sua modernità, rispetto al romanzo erotico ellenistico1.

 

La fortuna del romanzo classico, e soprattutto del romanzo greco, fu nei tempi posteriori straordinaria: largamente imitato nel Medioevo, esso fece sentire la sua influenza sul Boccaccio e, in particolare, sugli scrittori del Rinascimento, quando il romanzo di Longo Sofista e quello di Eliodoro trovarono il maggior numero di traduttori e ammiratori. Nei secoli successivi la cultura europea trasse più di un motivo dal romanzo antico, preparando il sorgere di un genere letterario che avrebbe dato i suoi frutti migliori nell’età contemporanea.

 

È pur vero che il romanzo classico, come scrive lo studioso russo Bachtin, non presenta un alto valore formativo e, soprattutto, manca di un impegno ideologico, tale da rispecchiare la vita del tempo; e forse non si può non essere d’accordo con il Lukacs, per cui le storie d’amore dei romanzi greci sono idilli staccati dalla vita sociale; e non si può d’altro canto negare che, almeno nella struttura e nella tecnica narrativa, il romanzo moderno è debitore in larga parte di quello antico: cambiano ovviamente col tempo i significati e i fini del racconto, che diventa di volta in volta psicologico, realistico, religioso, sociale o altro ancora, di pari passo con i mutamenti dell’uomo e della sua storia.

 

NOTE

 

  1. Il Paratore pone bene in rilievo anche la differenza fra i due romanzi latini: «Questo secondo romanzo latino differisce dunque notevolmente, e nello spirito e nelle forme, dal primo e maggiore, il Satyricon di Petronio. Non v’è più miscuglio di prosa e di versi (solo all’inizio della favola di Amore e Psiche è riferito un oracolo apollineo in versi) ed è assente quel proposito di lucida, penetrante, rielabora­zione di una realtà multiforme e complessa (senza alcun sottinteso o preconcetto moralistico e tanto meno religioso), che forma la forza e l’incanto dell’opera petroniana. Il presupposto edificatorio domina lo svolgimento del romanzo apuleiano, il cui tono festevole e volutamente spigliato (anche se infinitamente meno spigliato di quello di Petronio) stride per giunta con l’ambizioso scopo iniziatico. Nel suo canovaccio e in tutti gl’ingredienti più consoni con cui Apuleio lo ha arricchito, il romanzo deriva da un ceppo ben diverso da quello che ha dato origine al Satyricon, da un ceppo nuovo, l’autobiografia di carattere mistico… Di qui è sorta la fortuna che l’opera apuleiana ha goduto presso i romantici tedeschi, i quali vi hanno scorto il prototipo di quei loro romanzi autobiografici ove sono minuziosamente seguiti lo sviluppo spirituale, la formazione morale e intellettuale del protagonista, facilmente identificabile con l’autore.» (E. Paratore, Storia della letteratura latina, Firenze 1951, pag. 782).
Devi effettuare il login per inviare commenti

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti subito per ricevere tutte le novità in tempo reale

SCUOLA GRATIS

Portale per gli studenti gestito e offerto da Vestigium

CONTACT US

CASA EDITRICE VESTIGIUM
CORSO VITTORIO EMANUELE ,133 - 66026 ORTONA(CH) - ITALY

TEL (+39) 085.9062581

FAX (+39) 085.9059483

P.IVA 02224300695

Il Nostro Gruppo